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domenica 2 marzo 2014

SAN MINIATO A FUMETTI

oggi 2 marzo, sotto i loggiati di Piazza del Fondo presentazione delle formelle di Sauro Mori su San Miniato a fumetti. Andrea Mancini legge i testi di Manuela Parentini presentando le singole formelle.
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STORIA A FUMETTI DEI VICOLI CARBONAI

N. 1

Il territorio di San Miniato é stato abitato dagli Etruschi e dai Romani.
Un documento attesta che nel 713 alcuni nobili longobardi costruiscono sul colle la chiesa dedicata al martire Miniato. Studi recenti rimandano a più tardi la fondazione di San Miniato; che diverrà uno dei maggiori castelli del Valdarno.
Nel 938 il vescovo di Lucca, che domina la zona, concede  alla famiglia Lambardi la chiesetta di San Miniato e le case intorno. Oldalberto dei Lambardi  costruisce un piccolo castello sulla parte più alta della collina. La famiglia Lambardi ha poi il possesso del feudo di Quaranziana e del territorio di San Genesio.
N. 2
Nel 1047 l’imperatore Enrico III ingloba nell’Impero germanico il castello, da allora detto “San Miniato al Tedesco” perché residenza dei vicari imperiali. A San Miniato sono pagate le tasse della Tuscia (Toscana, Umbria occidentale, alto Lazio e ducato di Spoleto). Per questo il castello é fortificato e vi é costruito un palazzo imperiale per ospitare i vicari e gli imperatori.
N. 3
Nel medioevo i castelli si difendevano cingendoli con mura, a loro volta protette da fossati, ripe e carbonaie. In pianura i fossati sono riempiti d’acqua, in collina per lo più con carbone acceso per ostacolare l’attacco nemico. Le ripe sono così  inclinate da non poterci salire o appoggiarvi scale per arrampicarsi sulle mura. I chiassi, o vicoli carbonai, di San Miniato si sviluppano nel Medioevo con l’estensione del sistema difensivo del castello. Man mano che le mura castellane si ampliano sono creati intorno nuovi fossati e nuove ripe.
N. 4
Nel 1172 San Miniato, alleata con Firenze e Pisa contro l’imperatore, é distrutta e solo due anni dopo il vicario dell’impero permette di ricostruirla. A seconda del vantaggio politico San Miniato stipula più volte alleanze con l’impero o con le altre città, con il principale scopo di distruggere San Genesio, importante nodo economico attraversato dalla via Francigena. Tra il 1188 ed il 1198, S. Genesio, é distrutto due volte dai sanminiatesi, per essere poi ricostruito. Nel 1217 i sanminiatesi ottengono da Federico II il controllo su San Genesio, ma nonostante questo, nel 1248 le truppe sanminiatesi lo radono al suolo; allora il borgo non sarà più ricostruito.  A causa delle continue ribellioni di San Miniato contro l’impero, Federico II fa abbattere le case torri dei nobili sanminiatesi.
N. 5
Dal 1209 il castello di San Miniato viene ampliato: il palazzo imperiale ingrandito e restaurato, rafforzate ed estese le fortificazioni e costruita la rocca, dove si narra che, nel 1249, sia morto suicida Pier delle Vigne, segretario del’imperatore, accusato di tradimento. Più volte gli imperatori germanici soggiornano a San Miniato; Federico II dimora nel castello imperiale nel 1226. San Miniato continua ad allargare il proprio dominio assoggettando, oltre ai più vicini castelli di Montebicchieri, Stibbio, Cigoli, anche Castelfafi, Vignale, Fondo e Camporena. Nella prima metà del XIV secolo sono ancora sotto il suo controllo 40 tra castelli, “ville” e “terre”.
N. 6
Nei periodi di pace i fossati , che si ramificano e si estendono intorno alle mura e verso valle, sono usati come vie per l’approvvigionamento della popolazione. Man mano che il sistema difensivo si amplia, racchiudendo nel suo interno il borgo nato intorno al cassero, nasce l’esigenza di raggiungere l’abitato per portarvi i beni di prima necessità e dove acquistare quello che il lavoro agricolo non dà. Il collegamento tra il castello e le campagne é assicurato dalle strade principali che raggiungono le quattro porte, su ciascuna delle quali fa capo un forte (di San Martino, di Fuori di Porta, di Poggighisi e di Sant’Andrea) e dai vicoli, per tratti lastricati (vedi vicolo di Pancole). Alla fine di queste strade secondarie, vicino alle mura, ci sono due porte (interna e esterna), senza un vero e proprio forte di difesa.
N. 7
Nel XIV secolo i vicoli carbonai sono almeno 18: quello di Ser Ridolfo, di Santa Chiara, del Fortino, di Porta Ser Ridolfo, di Marzana, della Cisterna, delle Corna, di Gargozzi, delle Fornaci, di Bellorino, di Borghizzi, Sotto Pancole, di S.Andrea, delle Fonti alle Fate, del Fondo, di Faognana, di San Martino e della Cisterna. Grazie a questi percorsi si forma una rete viaria che percorre quasi ad anello tutto il perimetro dell’abitato di San Miniato. Il circuito di chiassi è testimoniato negli Statuti Comunali del 1337 che dà precise regole per la manutenzione delle strade, delle ripe e delle carbonaie.
N. 8
Dopo la morte di Federico II aumentano i conflitti tra le classi sanminiatesi dominanti  e quelli  tra Firenze e Pisa. San Miniato controlla tutte le strade terresti (la via Francigena)  e fluviali (l’Arno e l’Elsa) e il suo territorio diviene luogo di scontro, anche perché i sanminiatesi stipulano un’alleanza con Firenze. Le truppe pisane devastano la campagna sanminiatese e assediano  San Miniato. Per lotte interne il castello entra sempre più nell’orbita fiorentina; quando i sanminiatesi tentano di frenarne l’espansionismo, Firenze assedia San Miniato che deve chiedere l’aiuto dell’Imperatore. Nonostante l’invio delle  truppe imperiali il castello é conquistato da Firenze che nel 1370 assoggetta San Miniato e confisca le proprietà dei ribelli.
N. 9
Le fortificazioni del castello sono modificate. La Pieve, oggi il Duomo, è trasformata in arsenale e il prato del Duomo e tutto il castello diventano un avamposto dove la popolazione non può entrare. Nonostante l’occupazione militare fiorentina tra il 1402 ed il 1432 vi sono vari tentativi di ribellione contro la dominazione fiorentina, guidati dalle famiglie Mangiadori, Buonaparte e Bonincontri. Nel 1452 le fortificazioni sono restaurate per l’ultima volta.
Nel 1529 San Miniato subisce l’ultimo assedio dalle truppe spagnole di Carlo V. In un primo momento il castello é liberato da Francesco Ferrucci, poi le truppe imperiali avranno la meglio.
N. 10
Dopo la conquista fiorentina ed il dominio di Firenze sui più importanti centri toscani, a seguito della maggiore stabilità politica, fin dalla seconda metà del Cinquecento, s’inizia a smantellare le antiche fortificazioni del castello e ad eliminare ripe e carbonaie, rendendo così disponibili per altri usi le superfici sulle quali, dopo averle acquistate dai Capitani di Parte di Firenze, sorgerà l’edilizia privata. Intorno al 1550, Michele Mercati acquista tutta l’area intorno alla rocca incominciando il lento e costante disfacimento delle antiche fortificazioni. Il materiale che ne viene ricavato é utilizzato dalla popolazione e dai ricchi nobili sanminiatesi per la costruzione di edifici sacri, civili e privati. La vendita dei terreni, prima usati come vicoli carbonai, è documentata in vari atti, tra cui le delibere della comunità, ma anche in atti privati. In particolar modo si documenta anche come in questi spazi pubblici siano costruite nuove abitazioni o come si destinino tali terreni alle coltivazioni. La vendita delle ripe e carbonaie continua ancora nel XVIII secolo.
N. 11
Nel 1622 San Miniato é elevata a sede di Diocesi; i vescovi che si susseguono dal 1650 al 1713 costruiscono e ampliano il Seminario Vescovile, acquistando le abitazioni addossate alle mura castellane e comprendendole nella nuova costruzione. Così è chiuso uno dei vicoli carbonai che qui si trovava e la porta Medievale detta “delle Corna”.  Già a partire dalla metà del Cinquecento tutta la città è trasformata con la costruzione di importanti palazzi, come il palazzi Grifoni, Gucci, Buonaparte, Ruffoli, Roffia, oltre a vari edifici sacri come il convento e la chiesa della Ss. Annunziata, oggi detti di San Martino, la chiesa ed il convento della Santissima Trinità, e molti altri. Lungo i vicoli carbonai si affacciano gli orti delle case, tutti collegati al vicolo con una scala o una porta. I vicoli sono collegati alle fonti di San Carlo, Fonte alle fate, Pancole, dove si attinge l’acqua da bere.
N. 12
Il Settecento è per San Miniato un secolo importante. Gran parte delle chiese sono restaurate ed é rifondato e costruito l’ospedale dei Poveri Infermi. Alcuni edifici sacri, come il convento di Sant’Agostino, sono chiusi e riconvertiti ad uso pubblico. I numerosi cimiteri interni alla città  sono trasferiti e ne viene costruito uno nuovo nei pressi della località “Poggio a Volpaia”, dove  é ancor oggi. Molte compagnie religiose sono soppresse  e le loro proprietà vendute e riconvertite ad altri usi. Sul finire del secolo gli ospedali dei Poveri Infermi e  di Santa Maria della Scala, detto dei Gettatelli e risalente al 1333, sono riuniti in un unico ospedale chiamato “Ospedali Riuniti di San Miniato”. I vicoli carbonai, per la parte che percorreva il circuito intorno alla città, sono ancora in gran parte ad uso pubblico, come si può vedere dagli atti del Comune e, formando un anello intorno alla collina, costituiscono una valida viabilità secondaria, usata come collegamento tra la pianura dell’Arno e la città e tra la parte della Val d’Egola e San Miniato. La fine del secolo vede la città travolta da coloro che abbracciano le idee giacobine e gran parte degli stemmi nobiliari posti sulle facciate della città e all’interno degli edifici e delle chiese sono distrutti: Abbattuta anche la statua dedicata a Maria Maddalena d’Austria, granduchessa di Toscana, che nel 1622, aveva elevato San Miniato al rango di città (un suo frammento è al bivio di Sant’Andrea).
N. 13
L’Ottocento è un secolo di grandi trasformazioni sia amministrative che politiche. Per un certo periodo la Toscana entra nel regno d’Etruria, per poi essere annessa sotto il diretto dominio dell’impero napoleonico. Questo secolo vede la restaurazione granducale del 1815, col ritorno di Ferdinando III ed in seguito il regno di Leopoldo II, cui i sanminiatesi erigono la statua di  piazza Buonaparte. Durante il  Risorgimento San Miniato partecipa con alcuni volontari alla liberazione dell’Italia dagli Austriaci. Sia durante il regno di Napoleone che con il  regno Sabaudo molti edifici sacri passano al demanio dello Stato. Ad esempio i chiostri d San Domenico e l’antico convento della SS. Trinità che diviene il Ginnasio sanminiatese. Qui sono ancor oggi le scuole cittadine.
Molti tratti dei vicoli carbonari ancora esistenti sono ceduti a privati e scompaiono definitivamente. Anche fattori naturali, come le frane, contribuiscono a scomporre questa viabilità secondaria. Sono  tratti di vicolo che collegano San Miniato al circuito intorno alla città, ma anche alcuni pezzi di questo.
N. 14
Il Novecento è il secolo delle due grandi guerre. La prima è ricordata per il gran numero di morti, anche sanminiatesi. La seconda è ricordata non solo per i lutti, ma anche per la distruzione della città. Infatti nel luglio del 1944 gran parte delle case, palazzi ed edifici pubblici di San Miniato sono minati dalle truppe tedesche in ritirata ed abbattuti. Scompaiono il teatro cittadino, la Rocca, insieme a palazzi antichissimi; un patrimonio artistico di inestimabile valore. Nel luglio 1944, cinquantasei vittime innocenti, rifugiatesi con gran parte della popolazione in Duomo, sono uccise da una cannonata. La ricostruzione della città per metà distrutta é graduale e il ritorno alla normalità lento e doloroso. Solo nel 1956 fu ricostruita la Rocca, simbolo della città.    
N. 15
Con l’introduzione dei veicoli a motore i vicoli perdono il loro ruolo di collegamento con la campagna e non più utilizzati e mantenuti, diventano impropria discarica delle case. Incomincia anche l’abbandono dei versanti un tempo tutti coltivati, la frana dei vicoli e l’acqua, anticamente conservata nelle cisterne come bene prezioso, erode il terreno a valle.  I piani che regolano l’organizzazione della città, parlano da cinquant’anni dell’importanza della ricomposizione dei vicoli carbonai per il buon funzionamento di San Miniato, ma, nonostante che alcuni lavori vengano fatti, la mancanza di risorse non permette soluzioni efficaci e molti muri degli orti crollano o sono pericolanti. L’affaccio dalla città verso la valle a sud è perduto.
N. 16
Nel 2010 un gruppo di cittadini costituisce l’associazione di volontariato Moti Carbonari. ritrovare la strada, col proposito di riuscire, attraverso la forza delle idee e delle braccia, a contribuire alla riapertura dei vicoli. Il tratto del vicolo sud per oltre 700 metri (da via Carducci, la Nunziatina, vicolo di Gargozzi, rampa che sbuca accanto alla scuola elementare) è ricostruito per il lungo tratto scomparso, ripulito dalla vegetazione infestante, dotato di parapetto  e reso completamente percorribile. Nel corso dei lavori, svolti principalmente la mattina della domenica, é stata raccolta una grande quantità di spazzatura e di macerie. Lungo il vicolo ci sono pericolose perdite dei tubi di scarico.  La responsabilità  dello stato di abbandono e di degrado manifestatosi negli ultimi decenni nei vicoli è di tutti, privati ed enti, ed il loro recupero e la loro valorizzazione deve passare necessariamente dalla collaborazione di tutti. Cosa potranno essere i vicoli per la città? Un luogo dove camminare, correre e scaldarsi al sole, una nuova risorsa turistica lungo i bellissimi orti terrazzati, un più semplice accesso per i lavori agli antichi edifici, la valorizzazione agricola della campagna abbandonata, un luogo dove raccogliere le acque riducendo frane e smottamenti, una maniera diversa di vivere San Miniato.

La lettura parte dal numero rosso e si sposta a spirale a sinistra fino ad arrivare all'ultima formella quella nell'angolo in basso a destra.
Le formelle isolate sono nella nostra pagina fb.

venerdì 7 febbraio 2014